Non tutte le ciambelle riescono col Google

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Tutti sbagliano, ma i migliori imparano dai propri errori, ed è di sciuro il caso di Google.

Il motivo per cui pubblico questa infographics non è tanto far le pulci al colosso del search (in veneto si chiama “la vendeta del peoceto” ovvero la soddisfazione di un minuscolo ad arrecare breve fastidio a uno molto più grande di lui) ma per raccontrare come abbiano imparato da un insuiccesso del passato per gettare le basi di qualcosa che , secondo me, sarà un buon successo.

Sto parlando di Froogle e di Google Catalogue.

Froogle è stato il primo tentativo di integrare alla search-experience la comparazione prezzi. Non funzionò mai perchè non si riuscivano a trovare esattamente i prodotti ambiti e quando si risuciva i prezzi erano sbagliati e i prodotti spesso finiti. Come mai? Google aveva ambito ad utilizzare il proprio algoritmo che riteneva più affidabile delle informazioni condivise dai merchant. Purtroppo l’algoritmo, per potente che fosse, per fare tutto il  giro del web, ci metteva almeno 2-3 giorni: nel frattempo le promozioni erano finite e la roba fica era soldout da un pezzo :P
Ma poi hanno inventato Google Shopping.

Google Catalogue ambiva invece a digitalizzare tutti i cataloghi cartacei esistenti e le brochure e pure i volantini, per dare visibilità on-line all’enorme partimonio informativo dei negozi sottocasa sfruttando la facilità di creare contenuti dei nuovi devices.
Poi hanno geolocalizzato le offerte.

Quando i vecchi lupi del web liquidano però  alcune nuove iniziative come “sempre la solita roba”,  “già vista”, “che non funzionerà” mi viene da dire ragazzi, va bene il cinismo manon date per scontato che tutto sia così banale.

PS: Un po’ impietosi quelli di WordStream nel fare l’epitaffio in vita di Buzz (e qui non saprei se chiudere con un “:D” o un “:P” )

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