Il web aiuta la democrazia, la democrazia non aiuta il web.

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4 mesi fa sono andato a Parigi con una splendida dama, naturalemte ambivo a prentoare un ottimo ristorante per organizzare la fatidica cena romantica, conosco abbastanza la città e soprattutto una certa quantità di locali di un certo gusto.
In particolare ce n’era uno romanticissimo in cui volevo tornare, lume di candela, grosso camino in pietra con tetto di legno e la migior terrine de foie gras di sempre.
Armato del mio valido iPad – taaaac – scatta la prenotazione quando scopro che purtroppo è chiuso.
Scarica di improperi (con leggero accento veneto), ma poi, pronto a tutto, digito sull’iPad con l’applicazione di tripadvisor già aperta “Best restaurant in Paris” (o qualcosa di simile) sperando di trovare una bella lista di ristoranti in cui riconoscere qualcuno dei soliti noti e invece: un Mc Donald!?!?!?!

Cazzo, non è una metafora, mi è capitato davvero :P

L’intera ristorazione Francese uccisa dal rating & review: aveva avuto più voti da un certo tipo di utenti: 5 stelle per 1.700 utenti fanno un fottio di stelle, praticamente una galassia. E ha spazzato via tutti i veri ristoranti di Parigi.

Internet non è immune dai luoghi comuni, che nascono, di solito, perchè qualcosa di vero alla base c’è. Il problema è che non sempre rimangono concetti affidabili a lungo o sono applicabili in tutte le situazioni. In particolare internet è più veloce di qualunque altra cosa e si evolve al ritmo della vita reale: velocissimo e in continuo movimento come uno squalo.

Un luogo comune è che su intenet si trovino i pareri degli espertoni, una risposta a tutte le domande, anzi una risposta intelligente. Lo era forse fino a un po’ di anni or sono quand’era un coacervo di nerd, di persone studiose ed intelligenti, ma con il digital divide che si assottiglia i paradigmi cambiano e i luoghi comuni cascano, nel bene e in questo caso nel male.
Volete sapere qual’è l’internauta medio oggi? Beh più o meno quello che guarda il grande fratello, la De Filippi, non coniuga i congiuntivi e confonde “portfolio” con “portafoglio”: appiattito verso il basso.
Un italiano medio che sfruttala rete per i propri 15 minuti di gloria e farsi bello con gli amici, un po’ come la celeberrima storia della fidanzata del latitante (una volta si diceva donne e motori, tra un po’ si dirà donne e computer … ).

Quell’ italiano medio che racconta fatti per sentito dire e magnifica inezie per attirare l’attenzione ed accrescere la propria autostima. Un numero di persone crescente piuttosto passivo come utilizzo del mezzo ma che timidamente interagisce di più aumentando il numero di contenuti ed interazioni totali ma facendone calare, in definitiva, la qualità.

E se è vero che la qualità diminuisce proporzionalmente all’aumento della quantità, o, come diceva Benedetto Croce: “la massa inquanto massa tante volte e’ una massa d fetenti“, vedendo i trend di crescita dell’una non potrà che far peggiorare l’altra.

Ma che valore ha tutto ciò? Che ce ne facciamo di sto web?

Tutti gli appassionati di strategia militare sanno che la prima azione in guerra è far saltare le comunicazioni e interrompere le vie d’accesso come ponti e strade, un’evoluzione del concetto di “dividi et impera” che funziona benissimo sia, come insegna Espo il Campione, sulle rampe di Starcraft 2 che nei molteplici aspetti della vita reale.

Nei libri che narrano della vita della popolazione civile nella seconda guerra mondiale, come i miei preferiti di Gianni Brera, viene spesso raccontato come la mancanza di notizie certe renda insicure e poco reattive le persone.

Come abbiamo visto nella primavera islamica scatenata dai post del blogger Wael Ghonim, non a caso definito definito l’umo più influente del mondo nel 2011, il word-of-mouth è diventato inarrestabile, più potente e, quando raggiunge una certa massa critica, più autorevole degli organi di informazione ufficiale.

Capiamo un punto importante: esiste un sistema immunitario di internet, una specie di inconscio collettivo refrattario alla fuffa, per cui un singolo post strampalato di un complottista da strapazzo non fa presa, viene stoppato, così come i generatori di contenuti fuffa pagati dalla aziende che si insinuano nei forum per parlare bene dei prodotti vengono “sgamati” ed ignorati annichilendoli. Le fonti buone vengono seguite, si aggregano, fanno massa e influenzano. E a quel punto l’effetto valanga non lo si ferma più.

Con la diffusione di internet, del mobile, il “fa-figo-tecnologico” che determina la corsa all’adozione delle nuove tecnologie da parte della fascia più giovane e la semplificazione della creazione dei contenuti portata dal 2.0 è virtualmente impossibile interrompere le comunicazioni.

In questa fantastica immagine del National geographic “Alcuni utenti egiziani riesco a trovare il modo di mandare tweet malgrado i blocchi”, anche provando a censurare si trova sempreil modo di fregare il sistema, come quando bloccando Napster nacque eMule.

Un ottimo esempio italiano, anche se sono convinto che i nostri legislatori stolti e totlamente distanti dal capire come funzioni internet, talmente presi dal terrore delle intercettazioni, non avessero considerato quali fossero le implicazioni, di quale cassa di risonanza sia il web ogni volta che provi ad imbavagliarlo, anche con una legge, com’è accaduto con Wikipedia, ce l’hanno dato il il 4 ottobre 2011.
D’altro canto che cosa ci si aspetta se si mette a legiferare dei vecchi fessi distanti dalla vita reale?
Gente come Giorgio Stracquadanio che dichiara soddisfatta: “Perchè su internet noi non vinciamo? Ma scusate ragazzi, hanno un esercito che alle 2 del pomeriggio và a casa e non fa un cazzo!”… Fratello, fidati di uno che non ha mai votato a sinistra in vita sua, guarda un po’ di dati Neilsen: internet lo fruisce sorattutto gente con un lavoro buono, con una minima capacità critica, con una scolarizzazione elevata e negli orari più prossimi alle pause dell’ufficio (08.45-09.30, 12.45-13.30, 14.00-15.00, 17.30-18.30).
Esattamente la fascia di elettorato, al netto degli ottuogenari e dei celebrolesi, di potenziali indecisi pensanti che dovresti conquistare, non insultare.

E soprattutto dimostrano di non aver assolutamente capito cosa fosse successo (nella campagna della Moratti) e perchè la gente si fosse incavolata. Ho fatto una cavolata, non ammetto il fallimento (o non l’ho capito) e allora ti do del fesso. La politica in fase elettorale è marketing, esattamente come questi comportamenti affossano le aziende affossano pure i partiti.

Veniamo alle conclusioni di questo post-fiume:

  • la qualità dell’informazione generata in internet, quindi i famosi user-generated-content (U.G.C.), sta peggiorando e peggiorerà. Per questo si sta avvertendo l’esigenza di:
    • creare dei “trusted network” dove si attribuiscono pesi diversi a utenti diversi. un po’ come i “grandi elettori” nel sistema elettorale americano, persone che ricevono tanta fiducia da tante persone diventano più rappresentativi di un singoplo. Mixtent sta iniziando a proporre un’esperienza simile.
      Se sei un direttore e ricevi il voto da tre stagisti o da un amministratore delegato il tuo profilo viene valutato in modo diverso.
    • Come spiega Pi Storelli nel glossario del bel blog Vortex, si sta affermando il concetto di “content curation“, ovvero scegliere delle tematiche su cui specializzarsi e, dando continuità, compiere una selezione delle informazioni da condividerre.
  • Molte persone, anche molti giornalisti giudicano Interet una “fonte non affidabile“, come disse un calciatore al processo del lunedì “sono pienamente d’accooordo a metà“.
    Internet ha un sistema immunittario fortissimo che permette di individuare e repellere le bufale e che non fa partire l’effetto volano che trasforma un post-sassolino in una grande valalnga-mediatica che travolge.
    C’è una non-sottile linea rossa che fa da spartiacque tra le boiate e la bomba atomica che si distingue solo se si capisce la filosofia e l’antropologia del mezzo. Ma tanto saarebbe un errore prender tutto per buono quanto lo è non dare abbastanza credito a certi fenomeni.
    Una mia interpretazione su come funziona: in Italia nonostante ci sia la massa degli indigati che continua a crescere e a proporre di buttar tutto al catafascio non si è ancora concretizzato nulla perchè non è stato proposto un realistico scenario alternativo. per quanto ci possano essere tutti gli elementi del cambiamento, il sistema immunitario non è ancora soddisfatto e non accadrà nulla finchè manca quell’ultimo elemento catalizzatore.
  • Nel momento in cui la linea rossa viene passata la diffusione e la gestione dei fenomeni diventa inarrestabile. la censura ed i bavagli funzionano sempre meno, anzi fungono da elemento aggregatore e ottengono l’elemento opposto. Al vecchio quesito:”who watches the watchmen” adesso c’è una riposta:”, Pay attention dude, everybody are waching the watchmen”.

Per tornare al nostro esempio iniziale, seguendo qquesti trend, quando ricercherò un ristorante a Parigi, troverò:

  • una valutazione di pochi super-user autorevoli che mi dicono quanto si mangi bene o se il confit “c’est classique, una specie di social-critico-della-guida-Michelin (magari che a fuoria di riscuotere approvazione nei propri commenti con dei criterio di coinvolgimento bassato sulla strategia di gamification hanno vinto il badge di critico onorario),
  • tante valutazioni di tutti gli utenti che esprimano un’opinione di gradimento aspecifica tipo se è pulito o ci sono gli scarafoni.

Democratici? Si,va beh…

Hai letto sto lunghissimo post e sei sopravvissuto? Vuoi avere altre occasioni per mettere alla prova la tua resistenza? Segui gli aggiornamenti del blog su FB facendo un semplice like, a me farebbbe molto piacere :)

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2 thoughts on “Il web aiuta la democrazia, la democrazia non aiuta il web.
  1. Lorenzo says:

    Questo articolo è molto interessante e nonostante sia di un’anno fa, risulta incredibilmente attuale.

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