I dodici comandamenti Digital di Mafe de Baggis, ovvero cos’ha capito chi ne capisce ;)

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Ormai son sulla piazza da quattordic’anni e mezzo e di persone ne ho viste tante, pure troppe. Proprio adesso che scrivo sono appena stato allo IAB MIXX, e, su e giù dal palco, eran più le vecchie conoscenze che i volti non noti (mi mancava di conoscere solo le hostess ma a quelo ha provveduto Marco :) . In questo tourbillon di volti dagli sguardi più furbi che intelligenti, che se ne salvano ce ne sono veramente pochi: Mafe de Baggis è una stella polare in un cielo scuro.

Mentre c@###iavo tra una premiazione noiosa e l’altra, tra un’applauso a un amico e un fischio a un mediocre VRR-VRRRRR mi vibra l’iAggeggio iluminato: è il mio astro preferito che illumina digitalmente pure la stanza scura del Magna Pars, oltre che il succitato cielo scuro, taggandomi in un post di Facebook.

E se è vero che l’imitazione è la forma più sincera d’amnmirazione, uno che fa il copia-incolla-paro-paro dev’essere proprio abbacinato, anyway ecco qua:”(12 cose che ho imparato e che non ho più voglia di ripetere – aggiungete le vostre e/o mi aiutate a capire se hanno senso?)

1. Internet non esiste: è un luogo perfettamente coincidente con la realtà fisica, ci andiamo come andiamo in ufficio, al bar o in camera da letto. L’unica vera differenza rispetto agli ambienti fisici è che ci permette di essere ubiqui e/o invisibili.

2. In Rete non ci sono conversazioni diverse, è che ascolti le conversazioni di persone molto diverse da te.

3. Le relazioni online sono come le relazioni offline: poche sono profonde, moltissime sono superficiali, altrettante sono opportunistiche, di maniera o false.

4. La tecnologia abilita il cambiamento, non lo genera: una persona che non ha niente da dire o da dare non diventa attiva e generosa solo perché può farlo. Spiegarglielo un’altra volta e un’altra volta è come spiegare una barzelletta se uno non ha riso la prima volta che l’hai raccontata.

5. La tecnologia abilita il talento dove c’è, non lo crea.

6. I nativi digitali sono abituati alla tecnologia, non consapevoli delle sue potenzialità e in quanto tali nati miracolati sulla via di Damasco: meravigliarsi o dispiacersi che usino Facebook per commentare X-Factor e non per fare la rivoluzione è come darmi un’asta e meravigliarsi se non salto da un palazzo all’altro.

7. La consapevolezza dei significati di un medium (di qualunque medium) appartiene a una minoranza di professionisti. Colmare il digital divide non vuol dire far diventare tutti professionisti.

8. In quanto abilitatore e non causa del cambiamento, i media digitali in quanto tali non sono belli o brutti, giusti o sbagliati, utili o pericolosi. Il tecnodeterminismo (di qualunque segno) è solo un’escamotage per guadagnare il palcoscenico.

9. Se qualcuno – anche competente – ti spiega con dovizia di particolari i problemi di Internet, ti sta raccontando i suoi problemi con Internet.

10. Internet è un medium in cui prevale la scrittura parlata o, ancora meglio, il pensiero trascritto. Serve una nuova sintassi.

11. Gran parte degli scambi che avvengono online hanno natura fàtica, non di trasmissione di informazioni.

12. È la storia, non il libro.

… Meditate gente, meditate ;)

riflessioni sul digital

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