Me la dai con un milione di Like: la viralità, intendo, e non solo :)

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me-la-dai-con-Facebook

“Cathrine dice che se arrivo a un milione di Like farà sesso con me” è quel che recita il cartello che brandisce il non troppo attraente social-juggernaut-in-erba Petter Kvereng sulla sua pagina di Facebook.

E pare che la scommessa di Petter gli sia andata pure un gran bene riuscendo a superare da tempo il 1.000.000 di fan.

Anche se non si sa, purtroppo, se la biondona abbia rispettato il patto, noi portiamo a casa, oltre al sorriso, un’informazione importante: come ha fatto Petter a farcela? Ha usato e definito, seppur in modo artigianale un formato di successo a cui dovremmo fare attenzione: nel social sharing , ormai, la formula vincente per ottenere diffusione virale è una scritta contestualizzata in un’immagine, meglio se divertente o impattante, come una grossa vignetta.

Il trend era stato segnato dalle immagini italiane tipo di personaggi famosi associati, un po’ per contrappasso a frasi fatte o citazioni di altri personaggi che suonavano un po’ particolarmente ironiche tipo:
Dante Alighieri vedo la gente morta

Il trend è stato confermato dalle varie mode, l’ultima diffusa dalle dichiarazioni della campagna elettorale è stata sicuramente quella delle restituzioni:
vi retituirò berlusconi imu

La crasi testo-immagine-concetto diminuisce il tempo complessivo di fruizione dei livelli di comunicazione asimmetrica del messaggio rendendolo più immediato e gradito: se io avessi scritto “vedo la gente morta” come commento all’immagine di Dante ma quindi sopra all’immagine come oggetto distinto scritto in nero su bianco e non all’inerno della cornice medesima con lo stesso contrasto del bardo avrei avuto un tasso virale molto, molto più basso.

L’ho visto usare anche in ambito e-commerce per delle immagini di testa divertenti rivolte ad un target super young, ad esempio, per primi dai bravi casual di Terranova.
Certo non stiamo parlando di Gucci ma li guardo spesso perchè son bravi e attenti alla comunicazione del proprio target di riferimento dimostrando un’empatia molto superiore alla maggior parte dei manager delle aziende del comparto che spesso sperimenta per prima soluzioni innovative.
Evoluzioni simili le ho visto più di recente adottate da altri brand meno early-adopter più spesso sportivi sportivi ma anche fashion. In Italia ancora non lo usa quasi nessuno.
esempio post facebook di nike

A sto punto già mi immagino una certa quantità di wooden-pussy (dai che è detto con affetto non prendetevela) abituali lettrici del blog che storcono il naso e dicono tra se e se “ma figurati se io al mio target pregiato mi rivolgerò mai in quel modo“…
fighe di legno

Ok non dico che la comunicazione debba essere identica nei contenuti e nella somministrazione a questi vignettoni umoristici ma non vi si può nemmeno distaccare troppo, essere troppo fredda o uguale a se stessa: tu, proprio TU, ex-stagista che, quando sei diventata una brand-manager, t’han fatto fare un paio di corsi di formazione sull’utilizzo dei diversi canali promozionali tenuti da più o meno famosi sedicenti esperti Digital (che mediamente non han mai combinato un c@###§ nella vita), ricorda !, tutto evolve e nel digital passa più in fretta della moda delle borchie sulla punta delle scarpe il fluo o il camouflage, aggiornati e osa abbinamenti che prima non avresti considerato.

I criteri che ti sono stati trasmessi durante i corsi o che hai imparato durante le brevi esperienze in agenzia, probabilmente, non sono più efficaci e se non innovi seguendo gli arditi, rischi di perdere awarens e clienti.

D’altronde se ce l’ha fatta Petter con Cathrine ce la puoi fare pure TU.
me la dai con facebook

Buon social-sharing a tutti.

PS: Anch’io ho una bellissima mora con gli occhi verdi che ha detto che me la darà se la mia pagina di FaceBook raggiungerà un Milione di LIKE … che ne dici di dare una mano al tuo blogger preferito ? :)

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