Il futuro dell’e-commerce: nel Digital bisogna adottare il business-model dello squalo.

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“La vita consiste nèl movimento e ha in questo la sua essenza” diceva Shopenhauer riprendendo Aristotele negli aforismi sulla saggezza. Io che sono un ragazzo semplice e giovine ho associato la stessa suggestione a un aneddoto da National Georaphic: lo squalo.

Innanzitutto per squalo non intendo un ricco finaziere con pochi scrupoli come il mitico Gordon Gekko o Murdoch.

Non tutti sanno che lo squalo, a differenza di molti altri pesci, ha una struttura complessivamente piu’ pesante e non ha una serie di meccanismi corporei di compensazione che permettano di galleggiare in acqua. E’ pensante e non compensa per cui tenderebbe spontaneamente a sprofondare, a cadere come un sasso, questo lo costringe a muoversi in continuazione, anche quando dorme. Sei li bello abioccato e tac ogni 20 secondi ti scatta l’istinto primordiale di dare una pinnata.

Sara’ che soffro d’insonnia ma mi ci sono molto riconosciuto, non tanto nella natura predatoria o spietata dell’animale che in questo caso c’entra veramente poco, quanto nel moto perpetuo necessario per rimanere in vita, nemmeno irrequietezza, ma muoversi come essenza.

Proviamo a pensare alle aziende di maggior successo degi ultimi ed a quelle che hanno avuto il declino piu’ significativo.

Google non e’ un motore di ricerca, non piu’, ha diversificato, e’ fluido, flessibile. Purtroppo ho perso la fonte della notizia e so che gente come Davide non me lo perdoneranno (mi par di ricordare fosse su Mashable), Google nel mondo e’ piu’ conosciuto per le mappe che per il motore di ricerca. Già perchè tutti quelli che usano internet sanno cosa sia il motore di ricerca, ma, quelli tagliati fuori dal “digital divide”, i “tecno-lesi” che non sanno cambiare Bing come dafault del browser, quelli che vivono in paesi dove cirillico ed ideogrammi la fanno da padroni, su internet non ci incappano, ma sentono le pubblicità alla radio e nei manifesti del Tom-Tom o di Garmin che vantano le mappe Google. Socio-demo dando per buoni, se non sai accendere un computer è molto probabile che la tua macchinina rappresenti una delle tue principali ragioni di vita, e sto infido Google si infila proprio li. Tra il radiatore e il volante, tra il freno e lo specchietto, ci si infila, proprio vicino all’autoradio. Di fatto e’ diventato un brand un marchio di fiducia una garanzia anche quando entra anche in un mercato competitvo come quello del mobile. Apre tutto, sposa la virtualizzazione dei pagamenti e la smaterializzazione dei supporti.

Un marchio di successo si adatta al mercato, differenzia, impone nuovi modelli da seguire. Pinneggia come un dannato, sto squalo.

Sony ottimi prodotti. Dopo tanto tempo il business modell è rimasto troppo uguale a se stesso, cresce cresce e perde di flessibilita’, non innova ne comunicazione ne modello distributivo ne un assetto commerciale classicissimo, ancora che rompe con il marchio walkman, fa un PS3 uguale alle consolle di una volta ma piu’ costosa e le ricerche di mercato indicano come pericoloso un lancio di una PS4, resiste alla virtualizzazione, non rinnova gli ambienti resta prigioniero dei vecchi sistemi industrializzati e si blocca. Blub blub niente vescica natatoria e si e dimenticato di nuotare.

Darwinismo aziendale, vince il piu’ adattabile.

Passiamo alle due notizione incredibili che, visto il periodo agostano rischiano di essere sfuggite ai piu svagati:

1) HP, che fu primo produttore mondiale di hardware, dismette la produzione dei computer cedendo il ramo d’aziemda e si concentra sui servizi in primis acquisendo autonomy ( oltre ad aver incorporato intervowen con la miglior tech di a-b-testing e il next level up della semantica ) buttandosi nei servizi http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Economia/vicino-acquisto-Autonomy-mld-dlr-scorporo-divisione-Pc/18-08-2011/1-A_000238157.shtml

2) Google, dopo aver fatto penetrare il proprio sistema operativo Android negli hardware di tutti i potenziali concorrenti eccezion fatta di Apple, si butta sulla produzione di hardware comprando quella che per 15 fu l’azienda leader dei cellulari. Nasce il Google-phone vero e proprio, altro che HTC. http://investor.google.com/releases/2011/0815.html

Aziende di servizio che diventano aziende di prodotto e vice-versa, panta-rei-a-bestia.

Cosa succede nel digital? Tralasciando l’ovvia considerazione che le aziende che non adotteranno la multicanalita’ in tutti i settori si estingueranno, passando dal macro al micro il concetto di duttilita’ del business model non cambia nella sostanza ma si traduce in criteri attuativi differenti.

Le persone che fanno e-Commerce e digital in modo significativo in modo consolidato non sono tante in Italia e questo e’ un male. A parte una nuova generazione di wannabes che, pero’ lasciano il tempo che trovano, quelli fighi non hanno tantissimi competitor diretti con cui confrontarsi. Poca concorrenza rischia di cristallizzare i modelli di business. Sirimane fedeli a se stessi, squadra che vince non si cambia e si diventa dei tirannosauri orgogliosamente in cima alla propria catena alimentare.

Mi ricordo un po’ di mesi fa l’amministratore di uno dei piu’ grandi e storici siti di e-Commerce di elettronica in Italia che, orgogliosamente dichiaro’:”io di quelle robe social non mi interesso e non ci credo molto, io penso a far bene le mie schede prodotto“. Bravo, un bell’approccio old-school di chi bada alle cose veramente importanti (leggesi grano). -Ma al contempo- Fesso, guarda che Darwin passa anche per te tra 5 anni!

“Nuovi modelli per il digital”, secondo me e altri che la pensano in modo simile, fessi o a visionari lo sentenzieranno arduamente i posteri, significa atomizzare gli ambiti, fare dei business-plug-in per somontare e rimontare un business trasformandolo rapidamente. Con la stessa velocita’ con cui il mercato si trasforma.

Gli investimenti milionari (gia’ perche’ il costo di un sito e-Commerce come si deve parte dai €500.000 al paio di milioni di investimento) in faraoniche piattaforme di e-Commerce secondo me sono superati. Non dico che in definitiva si debba spendere di meno o risparmiare, bensi’ di investire in qualcosa di meno strutturato e piu flessibile. Poter investire in una integrazione easy di un pattern compatibile che non implichi smontare tutto dalle fondamenta e rimontarlo per una live-chat o un’integrazione social.

Se tra sei mesi Facebook muore sostituito dal T.N.T. e dobbiamo buttar via tutto, il nostro business plan deve poter funzionare ancora. E allora serve un fornitore che lo sappia fare e un cliente che sappia cosa comprare, auguri ;)

Come gli squali dobbiamo sempre pensare che tutto sia caduco e tenda all’entropia. Rispetto a quella forza che attira verso il basso le nostre esistenze ed il business pinneggiare costantemente. Contro i carrozzoni mastodontici e quelli che pensano di aver capito tutto su come funzioni il mondo, pinnate, fauci aperte e nuotare.

Gnam, gnam, gasp.

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