Cerchi lavoro nell’era del social-recruitment? Fate attenzione al vostro Personal Brand on-line (ovvero come migliorare il profilo Linkedin per essere trovati dagli Head-Hunter ).

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Da poco ho cambiato lavoro e tanti amici mi chiedono (Elena, Stefania, Sare, Manuele, gli ex…) come si faccia a cambiare lavoro. Il discorso è un po’ più complesso e non si scioglie il nodo in un post, ma un buon primo passo è capire come si evolve il mercato e come ci si posizione, si viene percepiti. “Conosci te stesso” (e, NO!, per rispondere in modo estemporaneo a quella che mi commentò ad un aperitivo questa citazione, non l’ho letta in un manuale di autostima, l’hanno scritta qualche migliaio di anni prima… ).

Un annetto fa Marco-Tizio, un amico direttore delle risorse umane, mi raccontò che, scegliendo un responsabile di area, valutò la shortlist passatagli da un head-hunter e finì per propendere per Giovanni-Caio. Poi l’ha googalato. Primo risulatato un omonimo. Secondo risultato il profilo di Linkedin. Quarto risultato il profilo di facebook sul quale, alla terza scrollata, si vedeva il like a un link di un forum di solidarietà ai lavoratori: parlava di supportare blocchi nelle aziende che organizzassero la continuità del lavoro nei giorni festivi. Girandoci un pochino Giovanni-Caio risultava essere anche uno dei creatori dei contenuti accreditati, quindi attivamente coinvolto.

A seconda dei contratti di lavoro è possible chiedere al lavoratore di prestare la propria opera anche durante i giorni festivi con una sensibile riduzione o saltuaria eliminazione degli straordinari. Ad esempio se anche lavori in un’agenzia e ti fanno lavorare il sabato non viene considerato straordinario perchè si viene assimilati alla categoria degli assisstenti alle vendite (quelli che una volta venivano chiamati commessi). O la vigilia di Natale e Santo stefano nell’industria, etc.

Bene, tornando al processo di selezione, va aggiunto che il ruolo di capo-area prevedeva, tra l’altro, l’aumento di effort nei giorni non feriali a effort contenuto, ovvero, esattamente quello che era stato avversato nel succitato forum.

Ma se foste stai nei panni di Marco-Caio l’avreste assunto lo stesso, pur sapendo che quello che avreste dovuto assumere per aiutarvi nel processo avrebbe probabilmente contribuito ad ostacolarlo? Lui ha deciso di no, e, francamente, non riesco a dargli torto.

Naturalmente il contesto ed i nomi sono stati cambiati ma la storia è verissima.

Ora, sappiate non pago per cosulenze legali (questo anche a beneficio di tutti quelli menzionati nei post trashissimo che puntualmente mi minacciano di cause improbabili e che vengono puntualmente disattivati dalla mia agguerritissima legale di fiducia), quindi, ho chiesto un parere legale e anche se le preferenze politiche o l’adesione a gruppi politicizzati rientrano in potenza tra i dati sensibili, se espressi in modo pubblico e comunemente accedibile possono essere utilizzati a totale discrezione del google-user-recruiter.

Vai poi a dimostrare che è stato il contenuto del post a influenzarti e non l’italiano sgrammaticato con cui il post stesso è stato scritto ad averti fatto propendere per un altro candidato. Virtualmente impossibile.

Ho alcuni amici head-hunter (“con tutti i colloqui che hai fatto”, commenteranno i maligni, “con tutti i cristiani che ho piazzato”, risponderò io, ma la verità starà come sempre nel mezzo) e quelli con cui ho un rapporto più stretto e/o più confidenza mi hanno confermato che adesso, soprattutto se la posizione esige un certo standing, è una parte di processo ormai ritenuta fondamentale. Bisonga capire con chi si ha a che fare, anche perchè il contratto di un head-hunter con un cliente di solito non si limita a una persona, per cui se un cliente dopo 6 mesi è insoddisfatto di una ricerca non te ne affida più altre. Quindi la maggior parte di chi fa una short-list, a parte quel paio di enormi società-trita-carne-e-profili che non si preoccupano di mandare ragazzini preparati ad hoc allo sbaraglio, si preoccupa anche di capire la propensione a un contesto.

Gente, parliamo di “Personal Brand on-line“. Moltissimi non se ne rendono conto ma si viene valutati per tutto quel che c’è sul vostro profilo linkedin, per il tipo di share che ci sono sulla vostra pagina Facebook, per gli eventi a cui partecipata a titolo formale e informale, per il serp che risulta cercando su Google il vostro “nome cognome” (meno di 5.000 risultati, mi insegna Paolo ferendo mortalmente il mio amor proprio, e non conti niente).

I patiti della privacy e i teorici del complotto, però, non devono stare sereni: si viene valutati, pure, per tutto quel che non c’è. Se hai un profilo troppo scarno, o privato, non hai un serp, non hai fatto neppure un’intervista, un premio o un progetto speciale, soprattutto se ambisci a un certo ruolo, vuol dire che non hai abbastanza spessore o personalità.

non conti un cazzo

Un racconto abbastanza famoso che qualche anno fa popolava i business case di google era quello del tipo che avesse fatto una campagna SEM su se stesso biddando la keyword dei primi 5 top manager americani scrivendo come annuncio una roba tipo “Marchionne, Ti sei divertito a scirvere il tuo nome su Google? Assumimi e ti farò scoprire le altre opportunità dgital.”

Un consiglio valido per tutti quelli che cercano lavoro a tutti i livelli: non è che si debba far SEM sugli altri ma, di sicuro, SEO su se stessi (e ti sfuggono i principi di base e ti incuriosice un SEO for dummies clicka qui). Le aziende di ricerca seguono complessi iter di selezione che, però, per figure fino a un livello medio-alto, sempre iniziano da ricerche affidate a Junior che sempre meno utilizzano le liste di personale e sempre più virano al search e al social. Tra l’altro pure Linkedin funziona con criteri che sono una via di mezzo tra Google e Facebook, quindi per essere trovati dovete:

  • avere contatti affini a quelli che vi interesserebbe potenzialmente raggiungere: sicuramente head-hunter e poi se volete andare a lavorare nella moda e vi linkano solo metal-meccanici … Un po’ come gli amici degli amci di Facebook.
    Ad esempio Andrea, amico prima che super guru del Digital di una top company, dovendo assumere una responsabile del Crm, mi ha chiamato perplesso perchè ha visto che questa candidata non conosceva nessuno “del giro” eccetto me. Se hai lavorato su certe materie si suppone si siano sviluppati contatti riconducibili all’ambito. O quanto meno esprime affinità.
    Ocio che lo spam non paga perchè ci si mette un attimo a chiedere referenze;
  • avere le parole chiave nei vostri profili e curriculum. SEO come con Google: cercate di leggere 20 annunci (degli ultimi 6 mesi, pure quelli scaduti) che parlano di quel che volete fare (ah lo sapete cosa volete fare da grandi?) e mappate i termini cercati negli annunci. Ad esempio adesso si usa di più: “web-marketing”, “Digital marketing”, on-line marketing”, “performance marketing” o “direct marketing” ? Vogliono dire tutti la stessa cosa? quali di questi sono passati di moda?
    Già perchè se hai la parola passata di moda nessuno la cerca più e nessuno ti trova più. Aggiornare il CV o il profilo significa attenzione alla semantica ed ai trend di mercato. Piuttosto fatelo rileggere a qualcuno di affidabile (du is meil che uan) e chiedetene l’opinione.
    Usate la nuova feature di linkedin “competenze”.

Creare contenuti con un blog, far scrivere contenuti su siti di terze parti, limare alla perfezione il profilo di linkedin (curando reccomendation, aggiungendo competenze, preoccupandosi di avere la giusta keyword nel job title), attivare anche i canali più conosciuti all’estero come Viadeo, misconosciuto in Italia ma fortissimo al nord europa (ricordatevi che orami siamo un branch e quasi mai un headquarter quindi le approvazioni si giocano spesso su tavoli internazionali), depotenziare possibili aree critiche (come il video che hanno condiviso madame Rodriguez, nemmeno sdoganato dal Rocco nazionale che ha commentato “si vede che non ci sa fare, non si possono fare certe cose masticando la cicca”).

Ragazzi, vi ripeto il consiglio che ho dato a tutti i ragazzi che si son affidati a me per trovare un nuovo lavoro che è lo stesso che diedero a me tempo addietro: googolatevi, comparate quel che leggete rispetto a quel che c’è nel cv e quel che viene scritto nei profili delle posizioni che ambite ricoprire. Riguardatevi con occhi terzi. A quel punto fate un role-play in cui fingete di essere un Direttore HR che non vi conosce che vi sta per conoscere per la prima volta, siete sicuri che quel che state vedendo gli piaccia?

Buon profilo a tutti!

PS: considerando che 3/4 di quelli che legeranno questo post saranno addetti alle selezioni l’ultima parentesi di Belen era meglio ometterla, non aiutano il mio “personal brand”, che ne dite ? :D

Se stai cercando di cambiare lavoro nel digital mandami un CV che ti piazzo io ;) se invece ti interessano altri articoli sul social-recuitment segui gli aggiornamenti del blog su FB facendo un semplice like, a me farebbbe molto piacere :)

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One thought on “Cerchi lavoro nell’era del social-recruitment? Fate attenzione al vostro Personal Brand on-line (ovvero come migliorare il profilo Linkedin per essere trovati dagli Head-Hunter ).
  1. Ema says:

    Ciao Federico,

    un post che restituisce l’immagine del momento. Mi chiedo però, a beneficio di tutti i lettori, che ruolo ha in tutto il processo la telefonata post-colloquio per chiedere lumi circa il proprio destino o banalmente un feedback? :)

    Saluti!

    Ema

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